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Intervista a Pasquale De Santis


Abbiamo rivolto qualche domanda al nostro autore Pasquale De Santis...

D – Questo è il suo primo romanzo, anche se lei ha già scritto poesie e anche una raccolta di storie autobiografiche; potremmo dire che le poesie mettono a nudo nascondendo, le storie biografiche riprendono la sua vita, costruire una narrazione avvincente è stato sicuramente diverso, ma è stato anche più difficile?


R - È stato più divertente, per me. Trattandosi di un noir mi ha coinvolto molto nella costruzione di situazioni sorprendenti per chi, in seguito, lo avrebbe letto. Direi accattivante e divertente.

D – Vorrei farle una domanda più tecnica, come si approccia al processo creativo? Ha bisogno di avere tutto sotto controllo, oppure lascia che sia il suo estro a farla esprimere?

R - Non c'è un approccio del tipo concentrazione mentale prima di un esame o di una gara. È il bisogno irrefrenabile di “leggere” quanto dettato dal pensiero. È suscitare una riflessione, un sorriso, un’emozione nell’attimo fuggente che unisce chi scrive a chi legge, direi che è questo il dono più bello.


D – Lei, lo abbiamo già detto, ha espresso la sua arte in tanti modi, poesie, storie e in ultimo un romanzo; pensa che sia stata la sua naturale evoluzione? Che la maturità, l’esperienza e il tempo l’abbiano fatta andare in questa direzione?


R - Forse un desiderio recondito di misurarsi in una sfida avvincente. Rileggere i miei scritti di anni addietro continua ad emozionarmi ma, come in tutto nella vita, coltivare una passione ti fa crescere ed evolvere. Quindi, credo di sì, è un’evoluzione. Direi naturale.


D – Il romanzo è la storia di tre ragazzi perbene, legati da un grande affetto, due maschi e una femmina, sembrerebbe il solito triangolo, che nasconde insidie, ma è anche altro, vero?

R - Sì, è la lotta interiore che vive ogni essere umano: bene e male, inferno e paradiso. L’esito di questa lotta traccia la strada del romanzo e dei suoi protagonisti.


D – Il lato oscuro se lo alimenti può impadronirsi completamente di un’anima, una sorta di altro da sé che può venire fuori, anche se lo disconosciamo, questa è una tematica forte e sempre attuale…


R - Certo. È una realtà antica e attuale allo stesso tempo. Caino e Abele lottano ancora per il predominio dell’anima, in una battaglia schizofrenica in cui l’uno sembra disconoscere l’altro. Quando però l’equilibrio si infrange, come a volte accade, e le tenebre hanno il sopravvento, assistiamo a crudeltà indicibili, allo sconvolgimento della propria e dell’altrui esistenza. E allora non basterà ritenere il proprio “io malvagio” semplicemente altro da sé, al proprio Caino non si potrà più dire: “Non ti conosco”.


D – E ora, lo scrittore De Santis cosa farà? Ha già in mente qualche nuovo lavoro?

R - Come dicevo prima, il bisogno di “leggere” quanto il pensiero ti detta è un qualcosa di quotidiano. Non c’è soluzione di continuità e adesso, dopo il mio primo romanzo, la sfida è ancora più esaltante: non devo deludere innanzitutto me stesso. Una nuova storia ha iniziato a vivere nella mia testa, spero vedrà la luce un domani.




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