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Intervista a Steve Fortunato


Abbiamo incontrato Steve Fortunato autore del libro “Nei miei panni” a Milano, in occasione dell’incontro con i lettori del 20 febbraio e gli abbiamo rivolto qualche domanda:

D - Ciao Steve, questo è un romanzo autobiografico, la scrittura di questo libro è stata un rifugio, una sorta di riparazione o avevi bisogno semplicemente di razionalizzare una parte importante della tua vita?


Steve - Questo libro è nato per caso, una sera. Un foglio bianco di Word che ho cominciato a riempire, senza pensare, senza una struttura o uno schema da seguire. Così semplicemente. Quella sera ho scritto il primo capitolo e l’epilogo! Credo sia contro ogni regola del manuale del bravo scrittore.

Mi hanno guidato i sentimenti e l’istinto. Si, il libro è una sorta di rifugio, di liberazione. Un diario, dove ogni capitolo invece di annotare la giornata, è un periodo, una storia.


D - Questo è il tuo primo romanzo, come ti sei approcciato alla scrittura? È stato difficile? Hai scritto tutto di getto o hai mille appunti da cui poi hai preso spunti? Come è stato il processo creativo?


Steve - Sono stato il classico adolescente che ha riempito quaderni di poesie, di sogni. Ho scritto altri libri, sullo schema classico del racconto di un protagonista e la sua storia. Nel caso di “Nei miei panni”, stavo scrivendo altro. L’inizio del libro è arrivato dirompente, si è imposto e io ho solo trascritto quanto mi arrivava dalle mie sensazioni, dalla mia memoria.



D - Hai sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività; questo aspetto della tua carriera, del tuo essere, ti ha aiutato nella scrittura?


Steve – Sicuramente si, perché la comunicazione è una delle leve del marketing ed è finalizzata ad arrivare al pubblico, ad esprimere.




D - Per essere un bravo scrittore, si dice che bisogna essere dei grandi lettori, tu lo sei? Hai qualche autore di riferimento? O è la prima volta che la tua creatività incontra la scrittura?


Steve – Leggo moltissimo e sicuramente leggere è fondamentale per scrivere. I classici sono la base culturale, i contemporanei il riferimento del linguaggio attuale.


D - Naturalmente questa esperienza ti ha insegnato qualcosa, pensi che il tuo libro possa essere utile a chi si è trovato nelle tue condizioni?


Steve – Non sono così presuntuoso da pensare di essere la voce degli imprenditori falliti. Ogni libro insegna qualcosa, a seconda della sensibilità del lettore.


D - E ora? Che farai? Continuerai a scrivere? Stai già lavorando a qualcosa, oppure il tuo estro ti porterà in altre direzioni?


Steve - Come mio solito, cancello, annullo, ricomincio. Così ho lasciato perdere quanto avevo scritto prima. Ho terminato un nuovo romanzo e sto lavorando a un altro. Ho imparato a lasciarmi guidare nella narrazione, invece di costringerla in schemi precostituiti. Fa parte di me, del mio carattere e ora del mio linguaggio.



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